Francesco Maria Colombo

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Siparietti corsari - Francesco Maria Colombo
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Siparietti corsari

C’era un solo motivo per arrivare fino in fondo al film di Abel Ferrara sull’ultimo giorno di Pier Paolo Pasolini. Volevo vedere se, nella sequela dei luoghi comuni serviti uno dopo l’altro, ci sarebbe stato posto per Maria Callas. E poiché ormai Pasolini era stato ucciso e il film andava per concludersi, speravo di averla fatta franca. Non è andata così: il cadavere viene ritrovato, la notizia viene riportata alla madre del poeta, e su tutto questo la Callas gorgheggia (naturalmente un’Aria comica, contrappunto più chic rispetto all’Aria tragica che ci si sarebbe attesi. D’altra parte nel registro patetico avevamo già avuto due episodi, i più orecchiabili, della Passione secondo Matteo).

Ritrovare la Callas in fondo a questo film per metà insopportabile e per metà disgustoso, è stato veder chiudersi il cerchio. A comporlo erano stati una serie di poncifs che offendono l’intelligenza dello spettatore… la madre-mammona di figlio omosessuale secondo l’odioso cliché italiano, il tinello borghese-bene, i campetti del calcio, i blowjobs dei ragazzi di vita nell’ombra, Laura Betti che fa uno show sopra le righe, Ninetto Davoli che è contemporaneamente attore e personaggio, le descrizioni delle stanze festaiole del potere (tanto più efficaci e lugubri in Todo modo) nelle pagine di Petrolio, l’orgia a Sodoma, qualche immagine dell’Eur (più limpido il cielo all’inizio di giornata, più nuvoloso a Pasolini morto: sottile simbologia!), vagonate di couleur locale, la trattoria romana, spaghetti, canzoni popolari, rimorchi di ragazzi sventurati, riflessioni di PPP sui massimi sistemi… una successione di siparietti talmente inani e insipidi da produrre, dopo lo sconcerto, tristezza.

Manca completamente un senso narrativo, manca la complessità dell’uomo, manca tutto di tutto, mancano gli anni Settanta, che per ricreare non basta imporre a tutti di fumare negli interni. Manca il tono degli anni Settanta, manca la tournure della frase che si usava allora, manca il timbro, manca la voce di Pasolini che era così fatalmente anni Settanta.

Infine: le descrizioni del sesso andrebbero evitate sia al cinema sia in letteratura. Chiunque mi conosce sa che non sono un moralista dal punto di vista dell’etica; sono però un moralista dal punto di vista dell’estetica, e le copulazioni o gli atti di sesso orale sono impossibili da rendere (sia al cinema sia in letteratura) senza finire nel grottesco, nel penoso, nel banale, nel trash (con pochissime eccezioni: Borowczyk; Apollinaire per l’uso di un registro surrealistico ante litteram). Qui il grottesco, il penoso, il banale, il trash si sposano con il compiacimento e con la spocchia intellettuale, che si avverte ogni volta che un borgataro mal lavato si sbottona la patta. Peccato; e peccato vedere un grande attore come Willem Defoe in questa boiata nemmeno pazzesca.